DIECI PEDAGOGICO

di Fiorella Menetti

"Date un bel 3 a tutti...": è cominciata così, con questa frase detta a mo' di battuta da una dirigente scolastica, al termine di un'interclasse in cui a noi docenti era stato ordinato di trasformare in voti numerici i giudizi che fino ad allora avevamo utilizzato nella valutazione degli alunni.

Era il 2009, anno della ministra Gelmini.

Questa imposizione, arrivata dall'alto e senza nessun fondamento pedagogico o docimologico che la giustificasse, aveva suscitato in tutti i docenti della scuola più irritazione che sconcerto... ma come, di punto in bianco tutto ciò che avevamo studiato, praticato, sperimentato sulla valutazione dei nostri alunni non aveva più senso? E a dircelo era proprio una di quei dirigenti che alla prova orale di concorso ci aveva fatto sputare sangue sulle varie teorie della valutazione!

Uscendo da quall'interclasse alcuni di noi hanno pensato : "tre no, ma perchè non dieci invece?"

Sapevamo bene che era una provocazione, ma la nostra era nulla in confronto a quella posta in essere dal Ministero.

Alla plenaria successiva abbiamo fatto agli altri colleghi della scuola la proposta di dare dieci a tutti e con mia grande sorpresa la proposta è stata accettata da 28 colleghi su 35.

E così è continuata... sulla scia degli insegnamenti del maestro Manzi, riprendendo la sua frase impressa sui timbrini che gli costarono una sanzione e che recitava: "fa quel che può e quel che non può non fa", 26 su 28 di noi hanno messo 10 in pagella a tutti e in tutte le materie, mentre 2 colleghi  hanno dato 8 a tutti, ma la sostanza era la stessa.

Quando questa notizia è arrivata alla stampa, non certo per iniziativa di noi docenti, si è scatenato l'inferno: da una parte i giornali locali e nazionali hanno titolato "dieci politico", dall'altra dirigente e provveditore sono stati investiti dalla furia della Ministra che pretendeva le nostre teste, furia che i dirigenti locali hanno ben pensato di rigettare su di noi con minacce di vario genere, dalla sospensione, al trasferimento d'ufficio, al licenziamento.  Inutile anche tentare di parlare con la nostra dirigente. Da quel momento infatti è stata la nostra più acerrima nemica, penso che dovesse dimostrare più di ogni altro la sua lealtà alla Ministra, ma certamente tutti hanno iniziato una combattutissima gara di sottomissione acefala.

Abbiamo tentato inutilmente di spiegare che non era tanto un voto politico quanto un voto pedagogico, lo abbiamo detto ai giornalisti che assediavano la scuola, bloccando ogni adulto, insegnante o genitore per intervistarlo. Ma ormai il dieci politico era decisamente più interessante ed appetibile.

 

Ben presto abbiamo capito che dovevamo muoverci proprio su un terreno politico e anche di doverci difendere seriamente, visto che era arrivata a tutti e 28 una bella contestazione d'addebito.

 

Abbiamo quindi convocato dibattiti pubblici, peraltro molto partecipati, sulla valutazione, abbiamo scritto documenti, abbiamo aperto online  una raccolta firme di solidarietà, che ha visto migliaia di adesioni e commenti. Uno fra tutti: "le maestre hanno insegnato a mio figlio il valore della libertà, ora io difendo la loro".

Abbiamo costituito un collegio di difesa che comprendeva una decina di avvocati, anche avvocati dei sindacati Cgil e Cobas, ma solo quest'ultimo sindacato si è schierato con noi sul valore e significato della nostra presa di posizione.

Credo che questa nostra reazione li abbia spiazzati, perchè a quel punto hanno iniziato ad entrare in ballo gli Ispettori, figure terrifiche che nella scuola vengono menzionate quasi sussurrando, tipo Voldemort di Harry Potter.

Dirigente e ispettore hanno quindi convocato incontri a scuola con il vago sapore di voler riportare alla ragione questo gruppo di scapestrate docenti, concedendo loro quell'ambito di dibattito negato dal dictat ministeriale. Poi, visto che la teoria pedagogica giustificativa di questo repentino ribaltamento dei concetti valutativi era inesistente e non reggeva alle nostre contestazioni, hanno deciso di passare ad altri metodi.

Così siamo state convocate in direzione una alla volta per un colloquio con uno degli ispettori più severi, autoritari e burberi in circolazione.

Ecco, mentre tutto ciò che ho scritto finora è facilmente reperibile dalle cronache del tempo, quello che voglio raccontare ora non c'è, ed è come 28 docenti di scuola primaria, la stragrande maggioranza dei quali per nulla politicizzata, hanno affrontato questa situazione.

Una volta arrivata la comunicazione a ciascuno di noi del giorno e dell'ora del colloquio, ci siamo riuniti e la prima cosa che ci siamo detti è stata: "Ragazzi, la cosa è seria, nessuno qui può imporre nulla, ogni scelta che individualmente si farà sarà accettata senza alcun giudizio". D'altra parte "fa quel che può e quel che non può non fa" valeva anche per noi, quindi qualsiasi scelta ognuno di noi avesse fatto di fronte all'ispettore, avrebbe comunque meritato un dieci o, come minimo, un otto! Questa consapevolezza ha rasserenato talmente gli animi che l'atmosfera da tesa che era è diventata improvvisamente allegra, quasi goliardica, ognuno faceva battute e in quel momento ci siamo sentiti come non mai un corpo solo, il famoso "corpo docente".

Per ognuno di noi poi è arrivato il fatidico giorno del colloquio. Chi non era convocato aspettava fuori o a far coraggio a chi doveva entrare o ad accogliere con una pacca sulla spalla chi usciva.

Non posso ovviamente sapere come sono andati i singoli colloqui ma so com'è andato il mio.

Conoscevo bene l'ispettore, che era stato il mio dirigente quando ancora ero insegnante comunale nel "tempo pieno misto", ovvero non ancora riconosciuto nella scuola statale.

Avevo già avuto a che fare con lui durante le forme di agitazione e sciopero di quei tempi, ricordavo il suo disprezzo nel concedere a noi docenti comunali il diritto di firmare la scheda di valutazione, in quanto insegnavamo materie curricolari. Disse: "fate pure, tanto il vostro sarà un mero grafema".

Anche lui però aveva già avuto a che fare con me, nessuno dei due aveva quindi alcuna aspettativa.

Mi ha accolta camminando nervosamente nella stanza, dicendo che l'aveva chiamato la ministra in persona, che la cosa era gravissima, che se non avessimo ritirato quei dieci le conseguenze sarebbero state molto serie. Quando ha finalmente deciso di sedersi, ho iniziato a esporre il mio punto di vista, ma mi ha interrotto con una ragionamento che toglieva ogni spazio a dubbi. Questo era il suo: avete montato tutto questo per un voto, un voto che i commentatori/giornalisti sportivi, dopo una partita di calcio, danno in 2 minuti ad ogni giocatore!"

Hai capito l'ispettore, che profondo conoscitore della pedagogia e della psicologia dell'eta evolutiva stava dimostrando di essere? Lui che aveva scritto di scuola, che aveva preparato docenti ai concorsi, che ci chiedeva conto del pensiero di  Vertecchi, Dewey, ecc., 2 minuti e via, in meno di un'ora fatto uno scrutinio per 25 alunni!

Mi ha illuminato perchè ho avuto la conferma, ove mai ne avessi avuto bisogno, dell'inutilità di tutta quella messa in scena, ho pertanto, con malcelata insofferenza, aspettato che finisse la sua filippica, ho chiesto se avevamo finito e avuta conferma, sono uscita.

Al termine di questo stressantissimo giro di colloqui, nessuno di noi aveva ritrattato la sua scelta, chi aveva dato dieci manteneva il dieci, chi aveva dato otto altrettanto. Qualcuno disse allora che avevamo tutte meritato dieci e lode!

Le contestazioni si sono tramutate in 25 richiami scritti e 3 censure.

E così è finita.

A chi non conosce il mondo della scuola potrà sembrare cosa di poco conto che 28 insegnanti di fronte ad una pressione così grande, che poteva avere conseguenze pesanti sulle loro carriere professionali o anche sulle loro vite, se la minaccia di trasferimento avesse avuto luogo, abbiano mantenuto le loro posizioni, non siano arretrate di una virgola, ma chi sa di scuola sa che non è così, sa che era già allora un evento raro e che oggi è quasi impensabile.

Ventotto insegnanti che si sono prese una sanzione disciplinare rischiandone una anche pesante, per rivendicare la loro dignità professionale, il loro diritto ad avere voce in capitolo per ciò che riguarda il loro mestiere, per difendere il diritto dei loro alunni ad una scuola che consideri il loro lavoro un po' più complesso di una partita di calcio.